venerdì 7 ottobre 2011

Pasolini non ama l'ikea

Tutti in casa hanno un mobile ikea. Chi non ha una lampada o un tavolino. Molti ci vanno anche solo per passare il tempo, alcuni magari non ci sono mai andati. Tutti quelli che ci vanno però dicono che le cose costano poco e se le possono permettere tutti. Ti offrono un bel tavolo, una bella sedia, un bell'armadio a pochi euro. Ed è tutto vero. Della durata nessuno ne parla, perché tanto per quello che hai speso, alla fine se si rompe ne puoi comprare un altro, magari diverso e più bello. Bene io non contesto questo, questo non mi interessa. Forse va bene o forse no, non lo so.
Però un giorno ho aperto le lettere luterane di Pasolini e ho letto a pagina 46 delle parole che dicevano così:

I primi ricordi della vita sono ricordi visivi. La vita, nel ricordo, diventa un film muto. Tutti noi abbiano nella mente un'immagine, che è la prima, o tra le prime, della nostra vita. Quell'immagine è un segno e, per l'esattezza, un segno linguistico. Dunque, se è un segno linguistico, comunica o esprime qualcosa. Ti faccio un esempio, Gennariello, che a te napoletano suonerà esotico. La prima immagine della mia vita è una tenda bianca, trasparente, che pende, credo immobile, da una finestra che dà su un vicolo piuttosto triste e scuro. […] In quella tenda si riassume e prende corpo tutto lo spirito della casa in cui sono nato. Era una casa Borghese a Bologna. […] quegli oggetti (la tenda) sono, appunto, dei segni linguistici […] La loro comunicazione era dunque essenzialmente pedagogica. Essi mi insegnavano dove ero nato, in che mondo vivevo e, sopratutto, come dovevo concepire la mia nascita e la mia vita.*

Quello che vuole comunicare Pasolini consiste essenzialmente nella natura pedagogica degli oggetti con i quali conviviamo. Non solo solo corredo, non sono solo mezzi. Gli oggetti, i mobili, la tenda, sono il nostro primo insegnamento. Un insegnamento precedente rispetto a quello verbale. Un insegnamento al quale non possiamo esprimere assolutamente alcuna opposizione, perché siamo ancora troppo piccoli.
Molti di noi sono cresciuti in case povere, alcuni in case borghesi, come quella di Pasolini magari, oggi i figli appena nati, o che nasceranno, cresceranno in case con molti mobili ikea. Bene, e che male c'è? Nessuno forse.
Forse i mobili ikea essendo buoni per tutte le persone di tutto il mondo sono anonimi. Hanno nell'anonimato la loro peculiare caratteristica. Saranno il primo impatto per coloro che nasceranno, saranno la tenda che ha insegnato a Pasolini i valori borghesi, però non insegneranno i valori borghesi, criticabili o meno, insegneranno l'anonimato, l'esser adattabili, poco durevoli e buoni per tutti. Distruggeranno le differenze e non permetteranno alle persone di strutturarsi in un contesto unico.
Ecco perché forse non sempre un tavolino è necessario che sia bello e a basso prezzo. Ecco perché forse a Pasolini non sarebbe piaciuta l'ikea.


* P.P.Pasolini, lettere luterane, garzanti 2010, pp 46-49

1 commento:

  1. In realtà i mobili Ikea sono estremamente durevoli. La mia prima cucina è durata 10 anni e ho dovuto darla via solo perché non riuscivo ad adattarla alla nuova casa.
    La cosa bella è che puoi personalizzarli all'inverosimile e proprio perché costano poco non ti senti in colpa se decidi di passargli sopra una mano di vernice. Stimolano la creatività. Ho contenitori che sono passati dalla cucina al bagno e comodini che sono finiti in cucina come tavolini porta microonde.
    Devi però aver voglia di reinventare i tuoi spazi perché altrimenti come dici tu finisci nell'anonimato.
    http://30metriquadri.blogspot.it/

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