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venerdì 27 aprile 2012

10 aziende in 400 brand

Trovata nel web, una mappa che riassume le partecipazioni di 10 aziende in 400 brand; dalle lamette da barba alle merendine. Buon Appetito.

giovedì 26 aprile 2012

Vandana Shiva sulla globalizzazione e l'uso degli OGM

Questa è un'intervista a Vandana Shiva che parla della globalizzazione in generale ed in particolare sulle conseguenze dell'utilizzo degli OGM e delle pratiche che hanno portato l'economia a renderli "fondamentali" per la produzione di cibo. Buona visione.

domenica 4 dicembre 2011

Greenpeace contro Volkswagen

Molti di voi non se ne saranno accorti, ma Volkswagen sta facendo una lotta in Europa per evitare i tagli alle emissioni di CO2. Intanto gustatevi lo spot fatto da greenpeace, poi ne parlerò in maniera più approfondita.

venerdì 28 ottobre 2011

È solo una lampadina? Forse no.


Lampadina a risparmio energetico
Oggi ho voglia di parlare di lampadine, quelle che illuminano le nostre case d'inverno. 

Iniziamo con lo spiegare immediatamente come funzionano le lampadine ad incandescenza: c'è un filamento di tungsteno che brucia, o almeno ci prova, ma non trovando ossigeno nell'ampolla di vetro nella quale è custodito riesce soltanto a produrre luce, sino a quando non si rompe l'ampolla o il filamento. 

Questo è il semplicissimo meccanismo delle comuni lampadine (a dire il vero nemmeno più tanto comuni, ma ne parleremo dopo) che tutti considerano banale. Però forse non tutti sanno che questo meccanismo permette di convertire l'energia che arriva alla lampadina in questo modo: 5% in luce, 95% circa in calore. Bene le nostre lampadine sono delle piccole stufe che hanno anche il compito di illuminare e non viceversa.

Forse è il caso di cambiare tecnologia, forse. E così un giorno qualcuno si è svegliato e si è accorto di questa necessità inventando le lampadine a risparmio energetico. Da settembre 2012 dovrebbero esser bandite dal commercio (a causa di una legge europea) le lampadine di cui abbiamo parlato perché il mondo va verso un consumo energetico classificato e c'è la possibilità di sfruttare meglio l'energia che arriva nella lampadina trasformandone in luce non solo il 5%. Come? Ci sono le lampadine fluorescenti compatte. Come sono fatte queste nuove lampadine che stanno lentamente, ma non poi troppo, invadendo il mercato?

Sono lampade a scarica elettrica con dei gas/polveri all'interno. La scarica non può avvenire direttamente a contatto con il gas/polvere perché altrimenti brucerebbe di colpo. Il funzionamento lo trovate anche su wikipedia, è abbastanza semplice, ma non è questo che ci interessa. Ciò che ci interessa è capire la direzione che questa “nuova” tecnologia sta prendendo.

Prima si producevano lampadine ad altissimo consumo di elettricità, ma non nocive all'uomo. Ora, invece, si producono lampadine con dei gas/polveri all'interno, quali?
Nella lampadina ci sono polveri trifosforo (Denominazione generica di fosfori a tre bande spettrali, nella zona del blu, del verde e del rosso, che, per eccitazione con radiazioni ultraviolette, danno una luce che si avvicina a quella bianca;), mercurio e ossigeno.

Non sono un chimico e forse non ho nemmeno le competenze adatte per trarre delle conclusioni. C'è anche la possibilità che qualcuna di queste premesse sia sbagliata, però c'è qualcosa che non quadra nella composizione di queste lampadine.

I termometri a mercurio sono stati vietati dalla comunità europea, perché il mercurio è nocivo e non può essere commercializzato. Il fosforo è nocivo quanto il mercurio, la dose letale media è di 50 milligrammi (fonte wikipedia).
In più la riprova del fatto che sia presente mercurio è data dal fatto che una lampadina non può essere gettata tra i rifiuti normali, ma deve essere smaltita attraverso un procedimento particolare e per questo restituita al venditore.

Dunque abbiamo abbandonato delle lampadine non inquinanti, o comunque in maniera minore, per introdurre delle lampadine che non possiamo smaltire ma che consumano un po' meno? Quanto non sono riuscito nemmeno a capirlo, dati abbastanza certi non ci sono (se qualcuno ha questi dati e vuole fornirmeli sarò felice di pubblicarli).

Le nuove lampadine sono in commercio, quelle vecchie non più, e non saranno smaltite in pochi anni dopo la loro rottura perché contengono materiali che non siamo capaci di riciclare e in più se si rompono liberano fosforo e mercurio.
Non so che altra geniale invenzione ci si prospetta in questo campo, ma se si rompe una lampadina in casa io apro la finestra e lascio la stanza e francamente vi consiglio di fare la stessa cosa. altre soluzioni non le abbiamo per difenderci da queste armi che ci stanno vendendo per illuminare le nostre stanze.


Luca Romano

lunedì 17 ottobre 2011

La lotta silenziosa delle fave


Fave secche biologiche

Questo blog è nato con l'intento d'esser un blog contro certe forme di globalizzazione. Contro sistemi culturali che vengono imposti coattivamente e che vengono accettati senza esser voluti. Ecco quindi che ho parlato dell'ikea, come stile anonimo imposto alle masse, e l'acqua in bottiglia, un mercato che è stato costruito per vendere bottiglie di plastica e non per vendere acqua.
Oggi voglio parlarvi di un'altra cosa, da un altro punto di vista.

Siamo arrivati al 17 ottobre, e tutti i luoghi comuni ci portano verso le frasi come “l'estate è finita”, “fa freddo non ci sono più le mezze stagioni” ecc ecc.
La mia idea di autunno e di ottobre, invece, coincide con l'arrivo dei legumi. Dell'odore diffuso per la casa dovuto alla loro lunga cottura, e dal calore, non solo a livello di temperatura, che ti infondono.
Oggi voglio parlarvi della Vicia Faba, comunemente detta fava. Da noi in Puglia è un piatto tipico, lo è però anche in altre parti del mondo con altre forme di cottura e altri condimenti. Però la fava ha qualcosa in più: non è un piatto che può esser consumato come un panino, come delle patatine, non è da fastfood.
La fava, qui da noi, ma anche altrove, è un piatto slow. È lento perché, fortunatamente, ha un sapore particolare e non è apprezzato da tutti, ed è proprio la particolarità che rende le cose uniche. Ed è nel particolare che risiede l'esser no-global di qualcosa. La fava non è un sapore adatto a tutti e quindi non è buono per tutti. Chi sceglie di mangiare le fave, lo sceglie e si siede a tavola, le gusta.

In Puglia, una volta, si prendeva anche la fava secca contro i dolori di pancia o di stomaco. Se ne prendeva una e la si metteva sotto la lingua, lasciandola sciogliere per un bel po' di tempo. Era un rimedio naturale, consigliato dai nonni, di quelle cose che non si fanno più. E la cosa magnifica è che se chiedi a chi te ne parla, non ha la minima idea del perché passi il mal di pancia, è così e basta. È questa la tradizione, una fiducia dogmatica in ciò che il passato ti insegna. Noi non ce ne facciamo più niente delle tradizioni, abbiamo il maalox. Però la fava, come tante altre cose ovviamente, ha segnato questa terra e l'ha resa particolare. Mangiare le fave, con le cicorie magari, seduti a tavola con un pezzo di pane e del vino (per chi lo apprezza) è qualcosa che lotta contro tutte le multinazionali del cibo e non solo. Lotta contro la velocità e contro le culture dominanti. Non è detto che sia un bene difendere le culture locali, però qui da noi la fava è questo, anche. Anche se non ci pensa nessuno. È una lotta silenziosa. Così come in silenzio, ascoltando solo i rumori del cucchiaio o della forchetta nel piatto, vanno mangiate. Buon appetito.